L’insediamento all’estero 2°


 

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L’insediamento all’estero 2°

MOTIVI E CAUSE

I motivi che dovrebbero stimolare un imprenditore a aprire una struttura in un’altro Paese sono molteplici e possono essere raggruppate in due macro categorie:

l’interesse ad avvicinarsi ai mercati di sbocco;
la ricerca di possibili componenti della catena produttiva a basso costo o non presenti nel nostro Paese.

Nel primo caso le aziende si vanno a replicare nel mercato ospitante lasciando però in Italia una struttura operativa (Headquarter – in gergo definita casa madre), in questo caso insediarsi all’estero può essere inteso come alternativa alle esportazioni. Questa strategia è verosimilmente attuata per bypassare anche problematiche di esportazione (dogane, barriere all’ingresso etc) o elevati costi di trasporto; può essere realizzata anche trasferendo solo alcuni processi strategici.

Nel secondo caso è possibile una frammentazione dei processi produttivi in modo da trasferire solo alcune fasi della catena del valore utili a produrre quei semilavorati o componenti che hanno un maggior beneficio in termini di riduzione dei costi. Il vantaggio non è soltanto quello di ottenere minori costi di produzione, ma anche conseguire possibili economie di scala in quanto tali produzioni potranno soddisfare altra domanda internazionale. Tuttavia, dal mio punto di vista questa strategia è vincente per il grado di specializzazione che raggiunge l’impresa nel medio periodo, favorendo ulteriormente lo sviluppo dei processi.

Negli ultimi anni abbiamo evidenze di un terzo caso, le imprese hanno iniziato a trasferire la produzione in altri Paesi per servirsi di questi non solo come possibili mercati finali dei loro prodotti, ma anche come basi per raggiungere mercati limitrofi che altrimenti sarebbero impenetrabili, ma ne abbiamo già parlato nel precedente post “L’insediamento all’estero I”.

Le cause, invece, che spingono molte tra le nostre imprese a guardare fuori dal mercato sono:

la concorrenza dei paesi con bassi costi di produzione,
la contrazione del mercato locale,
l’intensificarsi della concorrenza interna e
l’incidenza del costo del lavoro per unità di prodotto.

A queste cause, secondo me, andrebbe aggiunta la burocrazia che in un mercato come quello italiano crea notevoli difficoltà all’imprenditoria che orami è stanca di combattere con spesso banali formalità, invece di concentrarsi nell’innovazione e sviluppo dell’impresa.

Concludendo, personalmente credo che a meno di non investire in un Paese ad alto rischio di instabilità (terroristico, politico, finanziario…), le probabilità di successo di un processo di insediamento all’estero sono alte e le opportunità spesso inimmaginabili.

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